Perché essere coautore di Caffè Corretto
A cura di Raffele Fazio

Quando a un artigiano viene portata via la propria impresa, è come se gli venisse strappato un figlio.
Sì, lo so: il paragone è forte. Non intendo certo sminuire il valore di un figlio né offendere chi legge. Ma chi ha costruito un'azienda con il lavoro quotidiano, il sudore, i sacrifici e le rinunce sa che quella realtà diventa parte della propria vita. La vedi nascere, crescere, affrontare le difficoltà e, insieme a lei, costruisci il futuro della tua famiglia.
Per questo raccontare la storia della mia azienda, ingiustamente portata via per pochi euro, è diventata la mia missione. È la forza che mi accompagna ogni giorno. Lo faccio per non dimenticare e per continuare a combattere contro le ingiustizie.
La mia azienda non era soltanto il sostegno economico della mia famiglia. Era la mia identità. Era il mio modo di essere utile alla società. Mi permetteva di relazionarmi con il mondo attraverso una parola semplice ma straordinaria: lavoro.
Purtroppo, quando cadi nella rete delle mafie, ti rendi conto che non esiste alcun salvagente pronto a riportarti a galla. Lo Stato, che dovrebbe essere il porto sicuro verso cui dirigersi, diventa un'isola che sembra allontanarsi a ogni disperata bracciata.

Raffaele Fazio durante l'ultimo l'incontro che si è tenuto presso l'università UNICAL di Cosenza
I soccorritori perdono un volto, un nome, una presenza. E quello Stato che dovrebbe proteggerti, almeno nella mia esperienza, finisce talvolta per apparire come lo squalo che cerca di sbranarti mentre sei già in balia delle onde.
Per anni ho gridato aiuto. Urla disperate, disperse nell'immensità di un mare ostile, senza ricevere risposta.
Poi qualcosa è cambiato.
Sono servite due pubblicazioni realizzate dall'Associazione La Tazzina della Legalità, che mi hanno visto in veste di coautore, perché quel mare iniziasse finalmente a mostrarmi un piccolo lembo di terra. Un'isola sulla quale approdare, riprendere fiato e tornare a vedere qualche raggio di sole.
Per la prima volta ho avuto la sensazione che qualcuno ascoltasse davvero la mia storia. Ho visto arrivare la mia prima, autentica scialuppa di salvataggio.
Conoscere La Tazzina della Legalità ha rappresentato proprio questo: incontrare persone che non si sono voltate dall'altra parte, ma che sono sbarcate su quell'isola deserta portandomi acqua, attenzione, ascolto e dignità. Mi hanno restituito la voce per continuare a raccontare ciò che è accaduto e per trasformare una vicenda personale in una testimonianza utile agli altri.
Ecco perché ho scelto di aderire al progetto editoriale "Caffè Corretto".
Perché questo libro non è soltanto una raccolta di racconti.
È un luogo in cui le storie ritrovano dignità. È uno spazio dove chi ha conosciuto l'ingiustizia può trasformare il dolore in memoria, la memoria in consapevolezza e la consapevolezza in speranza.
Essere coautore di Caffè Corretto significa dire che il silenzio non ha vinto. Significa continuare a credere che la cultura, la testimonianza e la legalità possano essere più forti della sopraffazione.
Finché ci sarà qualcuno disposto ad ascoltare, continuerò a raccontare la mia storia. Perché nessun'altra impresa, nessun altro lavoratore e nessun'altra famiglia debbano sentirsi soli davanti all'ingiustizia.
Raffaele Fazio

