SENZA URLARE

04.11.2026

QUANDO LA PERSEVERANZA E LA "RIDESTANZA"  INCONTRANO LE ISTITUZIONI

La Tazzina della Legalità torna sulla vicenda dell'imprenditore Francesco Cascasi. 

Dopo 26 anni e 20 giorni, il Marina Resort Porto Santa Venere intravede finalmente una prospettiva concreta. Un risultato che apre una riflessione sul rapporto tra legalità, istituzioni e responsabilità di una comunità.

La Tazzina della Legalità, da sempre, ribadisce senza urlare la propria missione: essere vicina a chi combatte battaglie complesse sul territorio, dando voce a chi troppo spesso si ritrova solo. Una presenza discreta, ma determinata, affinché la legalità non rimanga una dichiarazione di principio, ma si traduca concretamente in opportunità per il futuro della Calabria.

Sono queste le parole e lo spirito che accompagnano l'impegno di Sergio Gaglianese, presidente dell'associazione culturale La Tazzina della Legalità.

Siamo a Vibo Valentia e torniamo a parlare della vicenda dell'imprenditore Francesco Cascasi.

Dopo un'attesa durata 26 anni e 20 giorni, la storia del Marina Resort Porto Santa Venere, a Vibo Marina, registra finalmente un passaggio decisivo: la sottoscrizione dei nuovi atti di concessione demaniale.

Un provvedimento che restituisce concretezza a un investimento privato di circa 27 milioni di euro, destinato alla realizzazione di 300 posti barca, con una ricaduta occupazionale stimata tra i 200 e i 250 posti di lavoro complessivi, tra occupazione diretta e indotto.

Non si tratta soltanto di una firma amministrativa. È un segnale di fiducia nelle istituzioni, ma soprattutto una testimonianza di quanto possano incidere la perseveranza, la determinazione e la volontà di non arrendersi.

L'esito positivo dell'iter viene accolto con profonda emozione e soddisfazione da Sergio Gaglianese. L'associazione ha seguito costantemente la vicenda, esponendosi in prima persona e sollecitando gli interlocutori istituzionali affinché gli ostacoli burocratici non continuassero a impedire la realizzazione dell'opera.

Un ringraziamento pubblico e particolare viene rivolto al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.

Nell'immagine Sergio GAGLIANESE, presidente associazione LA TAZZINA DELLA LEGALITA' , Roberto OCCHIUTO, presidente regione Calabria e l'imprenditore Francesco CASCASI

Nel corso dell'incontro del 14 ottobre scorso, presso la Cittadella regionale, alla presenza dello stesso Gaglianese e dell'imprenditore Francesco Cascasi, furono rappresentate direttamente al governatore le criticità che da anni impedivano il decollo del progetto.

Un confronto che oggi trova un riscontro concreto.

MA C'È ANCHE UN'ALTRA RIFLESSIONE CHE MERITA DI ESSERE FATTA.

Lo scorso 26 settembre, a Vibo Valentia, durante l'iniziativa «Vibo non si divide – Moltiplichiamo la Legalità», La Tazzina ha voluto riportare al centro dell'attenzione le storie di chi denuncia, di chi resiste e di chi, troppo spesso, deve affrontare da solo le conseguenze delle proprie scelte.

In quell'occasione, le associazioni di categoria impegnate nel sostegno alla legalità non hanno fatto registrare una presenza.

Un'assenza che non intendiamo trasformare in una polemica, ma che riteniamo meriti una riflessione.

La Tazzina ha continuato il proprio percorso senza proclami, senza grandi dichiarazioni e senza particolari contributi esterni. Con un solo patrimonio a disposizione: una tenacia infinita e la volontà di non voltarsi dall'altra parte.

Perché parlare di legalità non significa soltanto organizzare incontri, sottoscrivere protocolli o partecipare a manifestazioni. Significa esserci quando un imprenditore denuncia, quando un'attività economica rischia di soccombere, quando una persona decide di non piegarsi e scopre che, dopo aver trovato il coraggio di parlare, deve anche trovare la forza di andare avanti.

E allora, questo risultato può rappresentare l'inizio di un piccolo cambiamento?

La vicenda di Francesco Cascasi, narrata anche dallo stesso imprenditore nel ns. primo libro "LA TAZZINA DELLA LEGALITA'" , PUBBLICATO già nel 2023  dimostra che insistere, sollecitare e mantenere alta l'attenzione può contribuire a sbloccare situazioni che sembravano destinate a rimanere ferme per sempre.

Ma c'è una domanda ancora più importante: questo percorso ha contribuito a risvegliare le coscienze di una comunità che, talvolta, sembra preferire il silenzio alla presa di posizione?

È possibile che il timore, la rassegnazione o la semplice convenienza abbiano finito per alimentare un'abitudine collettiva a non vedere, a non sentire, a non intervenire?

E soprattutto: quanto siamo disposti a fare affinché chi sceglie la strada della legalità non debba più sentirsi solo, né temere le conseguenze della propria scelta?

Non possiamo sapere se una singola vicenda possa cambiare il modo di pensare di un territorio. Possiamo però affermare che ogni risultato ottenuto senza arretrare rappresenta un precedente importante.

La legalità non ha bisogno di urlare. Ha bisogno di presenze, responsabilità e risposte.

E qualche volta, proprio senza urlare, si può riuscire a farsi ascoltare.

La Tazzina non chiede applausi per quello che ha fatto. Chiede che ciò che è accaduto diventi un metodo di comportamento anche per gli altri.

C'è una differenza sostanziale tra una comunità che applaude chi denuncia e una comunità che decide di stare concretamente al suo fianco.

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