Umberto Paolillo era un servitore dello Stato
Stefania ASCARI Direzione territoriale regione Emilia Romagna

Umberto Paolillo era un assistente capo della Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Turi, vicino Bari, un uomo che aveva scelto di servire lo Stato indossando una divisa che per lui significava responsabilità e dovere.
Nel febbraio del 2021 si è sparato. Prima di morire aveva scritto lettere in cui raccontava anni di vessazioni sul posto di lavoro; una l'aveva conservata nel taschino del giubbotto che indossava quel giorno, come a lasciare una traccia inequivocabile. Parlava di insulti sul suo aspetto fisico, sulla salute, sulla sessualità, di derisioni e umiliazioni ripetute, di un clima che lo aveva isolato e ferito. Un dolore silenzioso che lo ha consumato fino a spegnerlo.In foto con me c'è la signora Rosanna Pesce, sua madre, che a 85 anni continua a lottare per ottenere verità e giustizia per suo figlio. Ha denunciato, ha ricostruito fatti e circostanze, portando all'attenzione dell'autorità giudiziaria le condotte vessatorie che ritiene determinanti per il gesto di Umberto.

Lo abbiamo ricordato in conferenza stampa alla Camera, insieme anche agli avvocati Antonio La Scala e Laura Lieggi, che stanno facendo un grande lavoro.
È stato un momento intenso, segnato dal dolore ma anche dalla dignità di una madre che non si arrende e chiede alle istituzioni di fare la propria parte.
Ho già presentato un'interrogazione al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo un'ispezione nel carcere di Turi, la verifica dei protocolli di supporto psicologico per il personale e la garanzia di trasparenza e pieno diritto alla verità per la famiglia.
Ma non ci fermiamo qui. Questa vicenda impone una riflessione più ampia. Bisogna rafforzare la tutela del personale penitenziario, prevenire mobbing e abusi, riformare il reato di istigazione al suicidio perché siano sanzionate anche le condotte che, nel tempo, distruggono una persona.
La famiglia di Umberto chiede verità, giustizia e ascolto. Umberto Paolillo era un servitore dello Stato, e lo Stato non può voltarsi dall'altra parte.
