ALLENIAMO LA PAROLA
A cura della ns. redazione nazionale
In data 27 aprile presso IIS Guarasci Calabretta di Soverato, si è tenuta la 49^ tappa della STAFFETTA DELLA LEGALITA', programma nato da oltre tre anni.
Ringraziamo il prof. Vincenzo Galleli per l'ospitalità offerta e lo stesso ai docenti che hanno aderito e formato i ragazzi all'evento partendo dalla prof.ssa Rossela La Rosa e tutto il corpo docenti coinvolti . Il resto dei partecipanti è riportato sulla locandina pubblicata a seguire.

Quello che descriviamo oggi non vuole essere solo ed esclusivamente il report della giornata, ma un tema che non è un problema "misterioso" né nuovo: è una combinazione abbastanza concreta di mancanza di allenamento all'espressione che oggi tocca i nostri ragazzi.
In contesti troppo "frontali" e in un ecosistema comunicativo (social) che premia le reazioni rapide piuttosto il pensiero articolato.
Dare tutta la colpa ai social però rischia di semplificare troppo: i ragazzi le idee le hanno, ma spesso non hanno spazi sicuri e strumenti per formularle ad alta voce.
Maturata una comprovata esperienza sul campo ottenuta tramite le nostre staffette, svolte dal sud al nord del nostro paese, ci siamo resi conto che in contesti pubblici sollecitare i ragazzi ad esprimersi dirette non era la formula piu' idonea per ascoltare il loro penserio e le loro opinioni. Era al pari di chiedere a qualcuno di correre una maratona senza allenamento intermedio.
Ci siamo resi conto che dovevamo porre rimedio al ns. sistema comunicativo nel partecipare a tali eventi. Abbiamo chiesto aiuto a figure professionali che vivono quotidianamente il contesto ed emerso che non è solo timidezza.
Più spesso è assenza di pratica guidata nel parlare (non basta "sapere le cose"), paura del giudizio davanti a adulti o relatori autorevoli, domande troppo generiche ("cosa ne pensi?" paralizzava chiunque le ricevesse), modello comunicativo passivo: ascolto → applauso → fine

Come cambiare davvero il coinvolgimento (in modo concreto) in base all'esperienza acquisita durante i nostri incontri con gli studenti.

Abbiamo pensato e realizzato una sorte di forma di decalogo dei nostri interventi. Abbiamo abbassato la soglia di ingresso prima di chiedere di parlare in pubblico.
Invece di partire da "chi vuole intervenire?", abbiamo sviluppato dei passaggi intermedi:
- 2 minuti di confronto a coppie ("cosa ti ha colpito?")
- poi piccoli gruppi (3–4 studenti)
- infine un portavoce per gruppo
Così ci siamo resi conto che la comunicazione diventava piu' fluida e natuale, non esponendo subito i ragazzi al confronto diretto con la platea.
I ragazzi ci hanno confidato che non si esprimevano perché mossi dal timore di sbagliare.
Allora siamo intervenuti con piccoli semplici passi tipo:
- "Sono d'accordo perché…"
- "Non sono d'accordo perché…"
- "Mi ha fatto pensare a…"
- "Secondo me il problema è…"
Sembra banale, ma è potentissimo. Usare i social… ok, ma meglio non demonizzarli, li abbiamo usati come ponte interlocutivo spesso ironico, accompagnati da semplici esempi che portavano a far sorridere la platea.
Abbiamo realizzato sondaggi live (anche alzata di mano guidata), abbiamo usato il metodo dei bigliettini anonimi per raccogliere domande (molti si sono espressi solo così),
Sia chiaro il percorso è ancora lungo, ma una cosa è certa, è stata la prima volta che noi abbiamo imparato da loro. Grazie per la collaborazione.
