Legalità e borghi

24.08.2026

Il rispetto è il primo passo per ripopolarli

Sali a Borgo © è un progetto, un format video e letterario della nostra associazione LA TAZZINA DELLA LEGALITA'. Concepito e realizzato dai nostri soci Mary TROIANO vice presidente nazionale  e Silvio VALZANI, regista e responsabile della nostra comunicazione.

Da tempo si parla di ripopolamento dei borghi come possibile asse di rilancio dell'economia interna dei territori. Un fenomeno che ha trovato grande attenzione anche attraverso iniziative come quella delle case vendute a un euro, capaci di suscitare interesse ben oltre i confini italiani.

Ma un borgo non è soltanto una casa da ristrutturare, una struttura ricettiva da riempire o un ristorante dove trascorrere una serata.

Un borgo è un luogo da rispettare.

Ed è proprio da questo principio che nasce il primo appuntamento di "Sali a Borgo", il format della nostra associazione dedicato alla scoperta dei piccoli centri, delle loro storie, delle loro persone e delle opportunità che possono rappresentare per il futuro dei territori.

In questo primo articolo, però, non vogliamo presentarvi semplicemente il borgo che abbiamo visitato.

Vogliamo raccontarvi qualcosa che, forse, viene troppo spesso lasciato sullo sfondo: il rapporto tra legalità, rispetto e sviluppo.

Ieri la nostra troupe è stata in un piccolo borgo della Calabria, Civita, un borgo, poco più di settecento persone che vivono in un territorio capace di offrire molto più di quanto i numeri possano raccontare.

Ci sono oltre 20 B&B, diverse realtà della ristorazione di buon livello qualitativo e soprattutto un patrimonio fatto di strade, affacci, natura, architetture e relazioni umane. Civita è un paese di origine Albanese .

Abbiamo incontrato e ascoltato diverse persone.

Ma è stato il dialogo con una signora del borgo a lasciarci una riflessione che vogliamo condividere.

Abbiamo parlato di spopolamento.

Di quei figli che hanno lasciato il paese per andare a studiare nelle città universitarie italiane e che, terminati gli studi, non sono più tornati. Non per scelta affettiva, ma perché il lavoro, troppo spesso, li ha costretti a costruire altrove il proprio futuro.

È una delle grandi contraddizioni dei nostri piccoli centri: formano persone che poi non riescono a trattenerle. 

Ma la signora ci ha parlato anche di un'altra questione, forse meno evidente, ma altrettanto importante.

Il rispetto.

Ci ha raccontato di visitatori che arrivano, attraversano il borgo, ne apprezzano la bellezza e poi lasciano dietro di sé rifiuti, incuria e tracce di comportamenti che nulla hanno a che vedere con il rispetto di un luogo.

E allora ci siamo posti una domanda:

come possiamo pensare di ripopolare i borghi se prima non impariamo a rispettarli?

La risposta, forse, è arrivata poco dopo, attraverso un'immagine completamente diversa.

Il borgo si trova a circa 450 metri sul livello del mare. L'aria è più fresca, il ritmo è diverso, il panorama invita a fermarsi.

Sotto alcuni gazebo, sull'affaccio del Ponte del Diavolo, abbiamo incontrato alcuni turisti con i loro bambini.

E abbiamo visto una scena che ci ha colpito.

Niente bambini incollati allo smartphone.

Nessun dispositivo a fare da intrattenitore.

Un gruppo di adulti aveva tirato fuori una scacchiera.

E lì, seduti insieme, stavano insegnando a giocare a scacchi ai propri figli e ad altri ragazzi che, incuriositi, si erano avvicinati.

Una scena semplice.

Forse banale.

Eppure, proprio nelle cose semplici, abbiamo ritrovato il senso di quello che dovrebbe essere un borgo.

Un luogo nel quale fermarsi.

Un luogo nel quale parlare.

Un luogo nel quale incontrarsi.

Un luogo nel quale insegnare ai propri figli qualcosa che non sia soltanto contenuto dentro uno smartphone.

Ed è qui che, secondo noi, legalità e sviluppo si incontrano.

La legalità non è soltanto il rispetto delle leggi.

È anche rispetto degli spazi comuni.

È non lasciare una bottiglia per terra.

È non deturpare un muro.

È non sporcare una piazza.

È rispettare la natura.

È comprendere che quello che appartiene a tutti deve essere trattato come se fosse nostro.

Perché lo è.

Lo sviluppo dei nostri territori comincia anche dalle nostre azioni.

Nasce dalla volontà di camminare lentamente nelle viuzze.

Di respirare il profumo della vegetazione.

Di osservare i muri a secco.

Di sedersi davanti a un panorama.

Di parlare con chi vive quel luogo tutto l'anno.

Di lasciare che un borgo ci regali qualcosa senza pretendere di consumarlo.

E soprattutto nasce dalla capacità di lasciare dietro di noi un ricordo positivo.

Un ricordo di bello.

Di pulito.

Di rispettato.

Di legale.

Perché quando andiamo via da un borgo, dovremmo poter pensare:

"Ho lasciato quel luogo esattamente come l'ho trovato, forse un po' più ricco per l'incontro che ho avuto."

E allora la domanda finale è semplice.

Se un borgo ci regala bellezza, silenzio, storia e futuro, perché dovremmo sporcare tutto questo?

Forse il vero ripopolamento dei borghi comincia proprio da qui:

dal rispetto.

Andare in un borgo non significa soltanto salirci.

Significa imparare a viverlo.

Per la cronaca, il primo incontro tra i membri della nostra associazione è nato su questo belvedere, è nato respirando questa aria e questa serenità. Era il 29 settembre 2016. 

A quel tavolo erano seduti Sergio Gaglianese, attuale presidente, Mary Troiano vice presidente, Silvio Valzani socio e delegato alla comunicazione e il prof. Roberto De Donno docente di marketing e sviluppo territoriale. 

La partita è appena iniziata.... to be continued

Share