Quando sale l'angoscia

16.07.2026

a cura di Silvio Valzani delegato alla comunicazione associativa nazionale 

Oggi desidero condividere una riflessione con chi conserva ancora un animo sensibile.

In queste ore ho lavorato graficamente alle immagini di Paolo Borsellino e degli uomini e delle donne della sua scorta. Mentre lo facevo, ho avvertito un profondo senso di rispetto, quasi un timore reverenziale. Continuavo a ripetermi: spero di riuscire a rendere giustizia, almeno attraverso il mio lavoro, a persone che hanno sacrificato la propria vita per lo Stato e per tutti noi.

Poi mi sono soffermato sulle loro date di nascita. Avevano poco più di vent'anni, alcuni appena ventiquattro. Ho pensato che, se il destino non li avesse fermati così brutalmente, oggi sarebbero stati nostri coetanei, forse amici, colleghi, padri, nonni. Persone con sogni, paure, progetti e una vita ancora tutta da vivere.


La velocità con cui scorrono le nostre giornate, la frenesia e, troppo spesso, l'indifferenza, ci rubano il tempo della riflessione. E quando quel tempo finalmente arriva, ci assale lo sgomento.

Lo sgomento nel pensare che tanti nostri figli, tanti ragazzi e perfino molti adulti del nostro Paese non conoscano questo straordinario spaccato della nostra storia. Non conoscano il prezzo pagato da uomini e donne comuni che, con il loro coraggio, hanno difeso le istituzioni e la libertà di tutti.

Ricordare non significa soltanto celebrare una ricorrenza. Significa assumersi la responsabilità di raccontare, tramandare e fare in modo che quei nomi non diventino soltanto pagine di un libro di storia, ma esempi vivi di coscienza civile.

Perché una nazione che dimentica i propri servitori migliori rischia di perdere anche la memoria del valore della libertà. Con stima Silvio assalito dallo sgomento….

Share